mario eremita artista nell'arte nel tempo
tabula fenestrata teofilo folengo

Descrizione

L'Artista Mario Eremita ha voluto rendere omaggio ad un'antica tradizione. Un tempo, infatti, gli artisti dipingevano delle tavole in legno divise in due o tre pezzi connessi tra loro da cerniere a formare un piccolo tabernacolo.
Queste opere spesso erano fatte per essere facilmente trasportate dai pellegrini e quindi rappresentavano soggetti religiosi.

Con la collezione delle "Tabule Fenestrate", di cui fa parte "il Baldus", Eremita rilegge in chiave contemporanea la magnifica usanza, proponendo soggetti religiosi ma anche dedicati ad importanti personalità del passato, alle tradizioni civili, alla cultura ed alla letteratura internazionale.

"Tabula Fenestrata Teofilo Folengo: il Baldus" tavole in legno con cardini mobili nella forma delle icone medievali dimensioni totali aperto cm 96 x 65,5 ( altezza ).

introduzione

L'omaggio al Folengo è la sintesi di alcuni dei molteplici messaggi che si svelano, leggendo il Baldus: eroe di una banda sconclusionata, che finirà la sua avventura nella gigantesca Zucca, dove sono condannati i ciarlatani, gli astrologi, i filosofi i poeti e lo stesso Merlin Cocai. Questo è lo pseudonimo di Teofilo Folengo che, nel dipinto, è rappresentato in primo piano mentre viene imboccato dalle sue Muse che gli porgono ininterrottamente i macaroni.

Prosa dell'opera

( nell'immaginario creativo di Nicola Eremita, discendente studioso conservatore esperto apologeta dell'artista Mario Eremita ).

Teofilo Folengo giunge dall'al di là in visita all'artista, durante una calda notte estiva. Il letteraro desta il pittore in una dimensione "media" tra la vita e la morte che gli consente di rivolgergli la parola in un dialetto pseudo latino, corrotto dal tempo, quasi solamente fatto di phoné; qui riportato in italiano corrente.

Teofilo:
"Quanti significati hai unito assieme. Vidi le mie pancificae Muse Gosa Comina Strega Mafelina Togna Petrala. Elle assediano il mio pingue Merlin Cocai che empie il suo ventre. Hai ben reso quel luogo remoto del mondo nel quale costoro vivono che altro non è che il mio animo di poeta e proprio lì dietro hai messo la mia Zucca Infernale che feci per placar la nefasta gelosia di coloro che non immaginano, che son pronti a perseguir chi pensa con animo lieve, perché il riso è sempre un pericolo, se sollecita l'ingegno.

Per placare il loro animo ferino feci la Zucca in cui misi noi, che immaginiamo, condannati ad aver cavati i denti per l'eternità.

Vidi la veste cardinalizia con la bellezza femminile vanitosa e vidi il pavone simbolo d'arroganza.
Che soddisfazione ho provato nel comprendere d'esser compreso, nella congiunzione delle arti, che vince il tempo.

Vidi le colonne della Chiesa senza tetto e senza cancello, il tempio di Dio aperto ai peccati e fui colto da cupo turbamento.

Vidi due musici ed una colomba ed un albero della cuccagna, auguri d'abbondanza e felicità, loro sono l'immagine dei poeti e degli artisti e sono l'immagine della levità che, con la gravità, formano l'arte dell'immaginazione.

Vidi il colore del mio mondo antico, spoglio e mesto dove il buio prevale sulla luce ed il mio sogno prevale sulla dura ed aspra realtà. Vidi la neve sopra ogni cosa. Vidi la neve che è il non colore, che possiede ogni colore ed è pura ma facilmente corruttibile.

Come puoi aver tanto sentito ciò che è si remoto dal tuo tempo, mio caro artista?

Solo la forza immensa della congiunzione delle arti, ciò che, in altri tempi meno antichi, descrissero come il senso romantico, solamente questo può donare tale acuto sentire. Vidi infine il ritratto del sommo poeta Virgilio che tu hai posto alla mia destra e con devozione hai voluto il mio capo reclinato al suo cospetto."